Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo

Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, da membro della Commissione speciale onestamente avrei preferito che questa analisi e questa discussione venissero fatte con una netta presa di posizione del Governo in carica rispetto al Documento di economia e finanza e che esso non fosse affidato così alla Commissione speciale, perché mi sarebbe piaciuto vedere finalmente scritte nero su bianco le misure della campagna elettorale che oggi sono diventate il vero cambiamento di questo Governo, nel senso che sono proprio cambiate: non si parla più di abolizione della Fornero o dei 1.600 euro a famiglia in difficoltà, ma di provvedimenti che a nostro parere sono stati tutti annacquati o posticipati a data da definirsi.

Non mi stupirei neanche, perché in questo siete maestri, se tra qualche tempo, con un’abile operazione di maquillage e di comunicazione (e siete davvero imbattibili), voi non prendeste provvedimenti dei governi precedenti spacciandoli come vostri. Ma noi siamo anche perché le buone idee vadano condivise, continueremo a proporvele e lo stiamo facendo anche in questo momento.

Stiamo ribadendo l’importanza di potenziare il REI e le misure di sostegno alla natalità, ma non basta, perché a fianco di quelle misure che vanno a tamponare le emergenze, noi abbiamo visioni e facciamo politica; non scriviamo contratti e chi fa politica sa che servono misure per coprire le emergenze, ma servono anche misure per gettare uno sguardo verso il futuro, mentre voi, come dimostrano i vostri primi interventi, siete abituati a dare risposte solo sul qui ed ora, risposte che sono limitate e oscure.

Ad ogni uscita di qualche vostro Ministro voi ribadite immediatamente: «No, un attimo, fa fede il contratto», fermo restando che il vostro contratto forse è scritto con la stessa malafede con cui non siete neanche in grado di presentarvi in Aula a spiegare come il finto governo della trasparenza trasparente non sia. È della cronaca degli ultimi giorni: non è trasparente nei fondi della Lega, non è trasparente nelle nomine, non è trasparente in quello che riguarda gli stadi e il caso Roma. Ma non è l’argomento di oggi.

Torniamo a questo contratto che fa fede e se il contratto fa fede nel contratto non c’è nulla, zero, in cui si parli di visione del futuro. E guardate che nella discussione che c’è stata qui oggi – e sono state ore di discussione – non si è citato nemmeno per una volta il termine «futuro». Quando si parla di futuro, si parla necessariamente di giovani. Allora, visto che va di moda, visto che dà più credenziali, lo dico anch’io «da madre», perché oggi per qualcuno è di moda far riferimento alla genitorialità, in modo particolare per il nostro Ministro dell’interno. Dico quindi, da madre di due figlie, che sono molto preoccupata, perché in questa assenza di visione del futuro a perderci sono le mie figlie e i figli di tutti, anche i vostri.

Cosa diciamo, infatti, a quei giovani che devono fare i conti con un mondo che cambia a una velocità incredibile?

La rivoluzione tecnologica è la sfida che i nostri ragazzi sono chiamati ad accogliere. Gli studi internazionali evidenziano che le dieci professioni più richieste dal mercato del lavoro non esistevano fino a dieci anni fa, che quasi la metà dei lavori sono destinati a essere automatizzati nei prossimi quindici anni, che il 65 per cento dei bambini che sta andando a scuola oggi farà in futuro un mestiere che oggi non esiste. E qual è la vostra risposta, voi che state governando e che vi siete presentati ai cittadini dicendo che tutto era semplice? La vostra risposta è nulla o, meglio, la vostra risposta è la paura, perché è attraverso la paura che siete riusciti a sedervi lì, quella paura che voi avete lanciato durante tutta la campagna elettorale e che state continuando a lanciare.

Noi invece rispondiamo in un altro modo, rispondiamo con una parola chiara: la parola è «competenze», di cui non si parla mai, ma che invece servono. Competenze a partire proprio dalla scuola, competenze che abbiamo provato a sviluppare tra il 2013 e il 2017, andando avanti fino alla conclusione del nostro Governo, quando ci siamo trovati di fronte a dei dati che, per chi fa politica e si occupa di politiche educative e che riguardano il futuro, sono assolutamente dati con cui fare i conti: il 40 per cento della nostra disoccupazione è dovuto a curricula scarsamente compatibili con le richieste del mercato del lavoro, il 50 per cento degli studenti (dato ISTAT) è convinto che quello che sta studiando non sarà applicabile nel mondo del lavoro. Noi abbiamo provato, tra il 2013 e il 2017, andando avanti fino a quando siamo stati in carica, a creare degli interventi che potessero provare a dare delle risposte: il contrasto alla dispersione scolastica, i 4 miliardi nell’istruzione, favorire il potenziale della scuola all’interno della stessa comunità per eliminare le disuguaglianze socio-economiche, la nascita di quel Sistema 06 così fondamentale, il progetto Scuole al centro, lo sport e l’inclusione, gli investimenti sulle periferie. Per noi la direzione era quella; volevamo andare avanti, vorremmo andare avanti e vi saremo di stimolo rispetto a questo, visto che davvero nel contratto c’è il nulla.

Abbiamo gettato le basi per migliorare la formazione innovativa e per provare a dare delle risposte rispetto alle esigenze che il futuro ci chiede. Abbiamo lanciato il sistema duale, abbiamo messo investimenti sugli istituti tecnici e professionali, abbiamo realizzato il Piano nazionale scuola digitale, abbiamo provato a credere con forza nell’alternanza scuola-lavoro. Da voi, se non altro, semplicemente una serie di lotte rispetto a tutto quello che abbiamo provato a fare. Siamo convinti invece che sia indispensabile continuare a investire su una nuova filiera scolastica professionalizzante, rilanciando l’istruzione tecnica e professionale, per far acquisire ai ragazzi competenze pratiche subito spendibili nel mondo del lavoro. A livello terziario, è necessario continuare la strada del potenziamento degli ITS (anche qui vorremmo una parola da voi), che hanno toccato un tasso di occupabilità superiore all’80 per cento e che dai nostri piani, da quello che avevamo stanziato nel giro di qualche anno, potranno svilupparsi per diventare davvero il canale formativo privilegiato per il settore industriale, insieme alle lauree professionalizzanti, che è il tassello che ci è mancato.

Tutto questo però a voi non interessa, lo si sente nel dibattito in quest’Aula. Siete più affascinati dalla statistica di censimenti vergognosi, per coprire la vostra assurda mancanza di proposte. (Commenti dai Gruppi L-SP e M5S. Applausi ironici del senatore Airola). Siete pronti a tagliare, lo avete detto con il vostro Ministro alla cultura, il quale, dopo aver fatto un grandissimo scivolone rispetto al bonus diciottenni (perché i dati parlavano chiaro ed evidentemente lui non li ha letti), è stato costretto a fare un passo indietro, dicendo che forse vanno controllati, perché magari qualche ragazzo l’ha speso in alcolici. Vorremmo chiedere al Ministro, al quale abbiamo chiesto di presentarsi in Aula, di presentarci i dati da cui il caro Ministro della cultura ha tratto le sue informazioni.

Però, guardate, sui tagli che voi avete in mente di fare per noi è tutto chiaro. Avete iniziato dalla cultura, quindi significa che avete iniziato dai giovani, perché la priorità per voi è raccontare un futuro spaventoso, una società senza lavoro, ma piena di redditi di cittadinanza, che tolgono la dignità. La tolgono, altro che decreto dignità, gliela volete togliere! (Commenti dai Gruppi L-SP e M5S.Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE.Colleghi, allo stadio forse è consentito fischiare. Qui fischio fuori io dall’Aula. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD).

Concluda, senatrice Malpezzi.

MALPEZZI (PD). Ho concluso. Reinventando una decrescita che esiste solo nei vostri sogni, che per noi sono degli incubi. Noi siamo dall’altra parte, con i giovani, con i nostri figli, insegnando loro che il migliore modo per predire il futuro, come dice Alan Kay, è inventarlo. (Applausi dal Gruppo PD).

Il mio intervento in aula per la discussione generale sul DEF