Non si tratta di bravate ma di una vera e propria emergenza educativa

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Non si tratta di “ragazzate” e neppure di episodi sporadici di bullismo. Parliamo di una vera e propria emergenza educativa che abbiamo trascurato e che oggi esplode fragorosamente. Una violenza inaudita contro i docenti, i compagni, gli anziani, le persone fragili compiuta dai ragazzi che -oggi- sembrano collocarsi fuori da ogni regola e controllo. Fuori dalla comunità e contro le basilari norme di civiltà e convivenza. Non è più pensabile derubricare la questione, nasconderla come polvere sotto il tappeto.

Servono punizioni esemplari e la ricostruzione di un patto educativo che trovi nei genitori finalmente degli interlocutori. Perché quello che sembra essere venuto meno non è il ruolo della scuola ma quello delle famiglie che, ormai, paiono aver rinunciato al loro ruolo di agenzie educatrici. Non solo si sono fatte da parte ma hanno anche contribuito a svilire la funzione della scuola frapponendosi ad essa invece di collaborare. Come se la scuola fosse un nemico e non un alleato. Si sono messe a cercare sempre altri colpevoli che le sollevassero dalla responsabilità di aver fallito o, più semplicemente, sbagliato.

I ragazzi hanno bisogno di essere capiti e ascoltati ma non difesi a tutti i costi. Questo è un atteggiamento che non fa bene perché gli fa perdere il senso dello stare insieme e del rispetto delle regole. Non tutto può essere autorizzato. Fanno impressione questi figli senza alcuna empatia verso i più fragili e senza alcun rispetto per l’autorità. Fa paura il vuoto che li accompagna e l’assenza di qualsiasi desiderio di bellezza e senso di com-passione. Non si può pensare che solo la scuola debba insegnare loro a stare al mondo. La prima agenzia educativa è la famiglia, sono le madri e i padri. Non può essere solo un problema formativo. In un Paese che non crede più nelle istituzioni e delegittima ogni autorità, che non crede più nella politica, nel rispetto delle regole e nella forza della comunità, senza un intervento serio rischiamo di buttare via un’intera generazione.