Contro la tratta degli esseri umani bisogna fare di più

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Solo in Italia, nel 2010, le presunte vittime di tratta e quelle che si è riusciti a identificare ammontano a circa 2.400, ovvero il dato più alto dell’area euro. Secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dell’ufficio delle nazioni unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), oltre il 70 per cento delle vittime di tratta sarebbe composto da donne, adulte e minori. Tuttavia, il sistema italiano anti tratta, operativo dal 2000, coordinato e co-finanziato dal dipartimento per le pari opportunità, non è più in grado di operare; infatti, è stata avviata da tempo una politica di disinvestimento, in termini di risorse finanziarie e umane, sui servizi attivati nel corso degli anni per proteggere e sostenere le vittime di tratta.

In tal senso, solo per citare un dato, tra il 2013 e il 2014, i finanziamenti alle associazioni sono scesi da 8.800.000 a 3.800.000 euro. Eppure, è proprio grazie a questi servizi, realizzati dagli enti del pubblico e del privato sociale attivi sul territorio nazionale che, in questi anni, quasi 30.000 donne e uomini, condotti in Italia con l’inganno e la violenza e coinvolti loro malgrado in situazioni di sfruttamento in ambito sessuale, lavorativo, nell’accattonaggio, sono riusciti a sottrarsi a tali situazioni, ricevendo protezione, assistenza e tutela.

Così come rilevato nel report realizzato dalla Rappresentante speciale e coordinatrice per la lotta alla tratta di esseri umani OSCE e da quello del Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa (GRETA) che monitora l’attuazione da parte degli Stati della Convenzione di Varsavia sulla lotta contro la tratta di esseri umani, il Governo oltre ad aver inadempiuto a obblighi di carattere internazionale, mostra un preoccupante disinteresse per un tema cruciale proprio in un momento storico in cui, per i contesti che caratterizzano i paesi di provenienza, aumenta il rischio per decine di donne e uomini di cadere vittime del traffico a scopo di sfruttamento.

Per questo, insieme ad alcune colleghe, abbiamo presentato un’interrogazione per conoscere le ragioni dei gravi ritardi nell’attuazione dei provvedimenti a tutela delle vittime di tratta.